Leo Ortolani e Sio: due volti del fumetto italiano contemporaneo

Un’analisi linguistico-testuale di due fumetti uguali e diversi allo stesso tempo

Leonardo “Leo” Ortolani e Simone “Sio” Albrigi sono due dei più famosi fumettisti italiani contemporanei: differenti per età, epoca di esordio e stile, entrambi fanno dell’ironia e della parodia le chiavi di volta della loro opera: i loro lavori presentano una linguistica e una stilistica differente (tale che entrambi gli autori meriterebbero un’analisi separata) che qui osserveremo nel tentativo di rintracciare le ragioni del loro grande successo.
La ricerca, come scritto sopra, è di tipo linguistico – testuale, e tiene conto dell’informatività contenuta nei fumetti analizzati, in particolare nei pertesti; inoltre, si studieranno esempi di testo + scrittivo e – scrittivo, in modo da capire in quale misura i due artisti stabiliscono il rapporto di sussidarietà fra codice verbale (testo scritto) e codice iconico (immagine disegnata).
Innanzitutto è bene avere chiara la definizione dei già menzionati filtri di analisi di cui ci avvarremo. Illuminanti, al riguardo, sono le parole del professor Alberto Manco (docente di Linguistica generale e Linguistica testuale presso l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”), che nell’articolo “La scrittura mediata da scrittura e il suo ruolo informativo: la pertestualità” (in corso di stampa, si cita per cortese anticipazione dell’Autore) afferma:
“Nell’ambito della scrittura mediata da scrittura si possono riscontrare fenomeni testuali caratterizzati dal fatto che si ricorre alla scrittura in un contesto scritto: ad esempio un testo scritto su supporto specifico come un biglietto o una targa che venga perspicuamente rappresentato su un altro supporto che non sia un testo figurativo o letterario (come una scultura o un capo di abbigliamento). Stessa cosa per un testo scritto su supporto specifico che venga perspicuamente rappresentato in un testo figurativo, ad esempio un fumetto; altro caso è quello in cui in un testo scritto si evochi un testo scritto. Volendo isolare dunque con una apposita denominazione queste tre occorrenze si potrebbe parlare, nell’ordine, di surtesti, pertesti e crosstesti, con una sequenzialità metalinguistica in cui la progressione di medialità tra il testo scritto e il contesto nel quale esso appare si ordina in base a materialità tendenzialmente decrescente e metatestualità tendenzialmente crescente”.
Appare chiaro, quindi, che il fenomeno testuale attraverso cui osservare il lavoro dei due fumettisti sarà il pertesto, del quale il professor Manco riporta, nello stesso articolo, una definizione più dettagliata:
La rappresentazione in un testo figurativo di un testo scritto su supporto specifico si può definire ‘pertestualità’, il testo rappresentato si definisce ‘pertesto’, l’oggetto in cui esso viene rappresentato si definisce ‘oggetto pertestuale’, mentre l’oggetto sul quale lo si rappresenta si può definire ‘contesto pertestuale’ “.
Rifacendoci ancora alle parole del professor Manco, questa volta durante il seminario del Laboratorio di linguaggio dei fumetti tenutosi presso l’Università di Tor Vergata il 27 marzo scorso (organizzato dalla professoressa Francesca Dragotto, docente di Linguistica generale e Sociolinguistica), possiamo distinguere tra testi + scrittivi e – scrittivi: entrambi condividono la presenza dei fonosimboli (suoni linguistici con la proprietà di rappresentare il valore semantico che veicolano), ma mentre i primi contemplano la presenza del testo in didascalia – con conseguente maggiore concentrazione di rappresentazioni pertestuali – i secondi contemplano la presenza del testo nel balloon (la nuvoletta).
Ultima perché apre le porte all’analisi, ma prima per importanza, è la definizione di informatività – data sempre dal professor Manco con riferimento alla definizione di Beaugrande e Dressler e agli studi di Silvestri da lui richiamati -, ossia la misura in cui una presentazione testuale è nuova e inattesa per il ricevente.

Leo Ortolani: il supereroe tra grottesco e parodico

Leo Ortolani ( 14 gennaio 1967) è divenuto celebre negli anni Novanta grazie alla fortunata serie Rat-Man, un personaggio maldestro e imbranato che decide di diventare supereroe, anche se non possiede nessun superpotere e finisce spesso per combinare solo guai.
Sin da giovane, Ortolani ha mostrato una grande passione per il mondo dei fumetti, ed in particolare per I Fantastici Quattro di Jack Kirby e di Stan Lee, che hanno influenzato il suo stile di narrazione.

Stile di narrazione
Le storie e le strisce di Leo Ortolani sono prevalentemente di tipo comico, una comicità che si rifà ai personaggi creati da Paolo Villaggio e al genere slapstick (sottogenere del film comico nato negli anni Venti, fondato su una comicità elementare che sfrutta il linguaggio del corpo e si articola intorno a gag semplici ed efficaci): nell’opera di Rat-Man, in particolare, fonde elementi seri e battute corrosive (con continui doppi sensi), tanto da inaugurare l’epopea di un supereroe ridicolo ma eroico, nel suo imperterrito proseguire nonostante tutto e nonostante sé stesso.

Stile di disegno
Lo stile di disegno di Ortolani, nonostante si sia evoluto dalle prime pubblicazioni da indipendente per arrivare alle ultime edite da Panini, resta comunque di stile umoristico, molto legato alla forma di fumetto della striscia; una caratteristica dei suoi personaggi è il cosiddetto “muso di scimmia”.
I suoi fumetti a sfondo supereroistico riprendono e si ispirano chiaramente alle opere di Jack Kirby, riuscendo contemporaneamente ad omaggiare l’autore e a non uscire dal contesto umoristico, conferendo aspetti epici a storie in cui il grottesco e il ridicolo fanno da padroni.
In alcune storie Ortolani riprende anche stili di altri autori, ad esempio 300 di Frank Miller o il fumetto manga, ma rimane ancorato al suo intento parodistico.

Media preferiti
Il supporto privilegiato di Ortolani è il fumetto cartaceo, con il quale ha iniziato a lavorare: dieci anni dopo l’esordio di Rat-Man, però, ha realizzato per la Rai il cartone animato del suo famoso personaggio, debuttando così sul piccolo schermo.

Analisi linguistico- testuale
Pertestualità
L’informatività contenuta nel pertesto di Ortolani, molto spesso, non si esaurisce nella semplice informazione data al lettore, ma termina con una sorta di sgomento provocato in quest’ultimo. Osserviamo ad esempio queste strisce:

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(“Titanic 2000″, pag.6)
L’eccitazione dei due marinai intenti ad osservare il calendario lascia intuire che si tratta di un calendario erotico: anche Rat-Man deduce ciò, e prova ad accattivarsi la simpatia dei due mostrando loro una rivista pornografica, quando invece la scena successiva mostra i due senza parole e il calendario appeso, che si rivela essere religioso.
Ancora:

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(Tutto Rat-Man, “Le sconvolgenti origini del Rat-Man”, pag.14)
La traccia che tanto cerca Rat-Man per stanare il buffone si palesa in modo alquanto buffo: come pubblicità aerea, in completa antitesi con quanto invece accade realmente nella ricerca di un criminale.
La scena immediatamente successiva, invece, è un pertesto di puro valore informativo, in quanto introduce il nuovo luogo in cui si svolgerà la storia: il molo 5, appunto.
Ultimo esempio di pertesto:

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(Tutto Rat-Man, “La minaccia verde”, pag.61)
Di nuovo sorpresa: il cartello del laboratorio Genesis fa da complemento alla didascalia di narrazione, spiegando infatti dove si sta dirigendo Rat-Man, ma prepara anche a seguire la storia nel laboratorio di un uomo che vuole creare la vita e riposarsi il sesto giorno.

Testo +scrittivo e – scrittivo
Entrambi i tipi di testo sono utilizzati magistralmente da Ortolani, con un’alternanza che rispecchia il ritmo della storia, che richiede a turno la presenza degli stessi.  A volte le fasi sono concitate o comunque ricche di scambi di battute fra i soggetti; altre volte, tipo durante le riflessioni di Rat-Man, le didascalie raccolgono i suoi pensieri, e i pertesti completano quanto anticipato dalle didascalie, magari introducendo un cambio di scena: abbiamo rispettivamente, testi +scrittivi e testi -scrittivi. Rifacciamoci ancora alla pag. 6 di “Titanic 2000″:

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I due marinai “rivelano” la loro personalità tacendo e mostrando il calendario religioso: questo è un chiaro esempio di testo +scrittivo. Quando invece la scena cambia e la didascalia introduce il Capitan Fintus, questi rivela la sua personalità dialogando con Rat-Man: ovviamente, questo è un testo -scrittivo.
Guardiamo di nuovo pag. 14 di Tutto Rat-Man, “Le sconvolgenti origini del Rat-Man”:

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Il pertesto della prima scena (la pubblicità aerea) è accompagnato da una didascalia narrativa e da nessun balloon, proprio come nella seconda scena il cartello del molo 5: abbiamo due esempi di testo +scrittivo. A dimostrazione che il loro alternarsi è dovuto al ritmo della storia, subito dopo Rat-Man si trova ad affrontare due loschi figuri, con i quali prima dialoga, presentandosi:  ecco allora che il testo -scrittivo struttura la scena.
L’ultimo esempio di testo +scrittivo è una tipica successione di sei vignette in cui un personaggio di Ortolani esegue un’azione comica (in un tempo definito da lui “di tipo comico”),  contenuta ne “La Mummia” a pag.40:

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Una particolarità: il lettering
Definito il lettering come la distribuzione compositiva delle parole e lo stile di realizzazione del testo scritto, analizzando l’opera di Ortolani non si può non fare a meno di osservare il tratto grafico: non cambia mai. Che Rat-Man stia dialogando, stia urlando o ragionando tra sé e sé, poco importa: questo produce un effetto di continuo sgomento nel lettore, che molto probabilmente dovrà identificare quest’assenza di tratti grafici diversi con l’assenza di tratti personali che non siano quelli che caratterizzano il nostro testardo e imbranato protagonista.

Il volto sociale di Rat-Man
Rat-Man è figlio di Ortolani, un uomo che fa parte della generazione che ha sognato con i supereroi americani e che ha affrontato cambiamenti della società tali da rivedere tutti i valori fino a quel momento “istituzionali”: sotto molti punti di vista, il nostro eroe rappresenta proprio l’uomo che affronta il mondo pur consapevole dei suoi limiti, e nonostante tutto spera di realizzare i suoi sogni; in poche parole, Rat-Man ci rappresenta, e a volte molto bene.

Sio: Google Translate, canzoni, nonsense ed esperimenti
Sio (8 ottobre 1988) ha debuttato autoproducendo alcuni numeri di un fumetto sulle vicende di un rotolo di carta igienica, l’Uomo Scottecs. Nel 2006 entra a far parte di Shockdom, azienda italiana di intrattenimento specializzata in comics e cartoons, della quale è ancora membro.

Stile di narrazione
Anche le storie e le strisce di Sio sono di tipo comico, ma questa volta è una comicità nonsense, frutto di un variegato mix di argomenti: si passa dal fantastico all’attualità, toccando la tecnologia e la televisione. Nel particolare, parliamo di una comicità ‘in due tempi’, riflessiva: come da lui dichiarato in un’intervista a Deejay TV, le sue battute non provocano un’ilarità immediata, ma fanno scaturire la risata solo dopo la riflessione sul concetto espresso (il momento successivo alla presa d’atto che la battuta “non fa ridere”).
Suoi celebri personaggi sono il Dottor Culocane (probabile parodia di Piero Angela e di Superquark), l’Uomo Scottecs e la Signora Mariangiongiangela (probabile parodia di Antonella Clerici e Benedetta Parodi).
Ancor prima dei suoi personaggi, il cavallo di battaglia che ha reso Sio famoso è rappresentato dai video nei quali traduce con Google Translate i testi di famose canzoni in lingua inglese: fornendo il servizio di Google una traduzione letterale, è molto frequente che articoli frasi senza senso in italiano, sulle quali Sio ironizza creando fumetti ad hoc.

Stile di disegno
Come affermato nella stessa intervista, Sio non ha mai imparato a disegnare: caratteristici, infatti, sono i suoi disegni, definibili in gergo tecnico “stereotipi figurativi” (che invece il loro autore definisce“disegni supersemplici e superstupidi”), i quali provocano quell’effetto di immediatezza che risulta indispensabile per leggere le sue storie.

Media preferiti
Come scritto sopra, anche Sio ha esordito con il fumetto cartaceo; il suo successo, però, si deve a internet, e in particolare a Youtube, sul quale sono state caricate decine di video che ad oggi contano complessivamente più di 70 milioni di visualizzazioni.
Dal 2015 è presente in edicola Scottecs Megazine, trimestrale di fumetti interamente curato dall’artista (che si avvale in piccola parte di collaborazioni), il quale afferma essere luogo privilegiato di sperimentazione.

Analisi linguistico- testuale
Pertestualità
Prendiamo il video di “Party Rock Anthem in ITALIANO tradotta con Google Translate – Scottecs Parody Cartoons”, sulle note del successo firmato LMFAO
Party Rock is in the house tonight:

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Il pertesto è rappresentato dal manifesto elettorale del presunto Partito Roccia, che terrà il comizio nella casa del cantante: il tutto nasce dalla traduzione letterale ed errata del verso “Party Rock is in the house tonight”, che diventa “Partito Roccia è in casa stasera”
Non-stop when we’re in the spot:

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Il pertesto stavolta è il cartello della presunta città di Loco, nella quale il cantante non si ferma: infatti, “Non-stop when we’re in the spot” diventa “non stop quando in loco”.
A pagina 9 del primo numero di Scottecs Megazine, ne “L’Uomo Scottecs contro gli oculisti”, troviamo nuovamente un cartello – ancora più nonsense- che ci informa dell’arrivo dei due amici nella città di “Cosa? Siamo a Bergamo”: ancora un esempio di pertesto, stavolta funzionale a evidenziare la necessità di una visita oculistica per l’Uomo Scottecs.

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Testo +scrittivo e – scrittivo

Sul sito http://www.sio.im possiamo individuare altre strisce nelle quali trovare testi +scrittivi e -scrittivi.
Osserviamo ad esempio 207 – Il blocco:

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Le prime due scene sono testi + scrittivi, data la presenza del solo pertesto e l’assenza di nuvolette; la terza, invece, è un testo -scrittivo, dato il dialogo tra lo scrittore “col blocco” e l’amica.
Ancora, guardiamo 203 – La Crisi:

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La prima scena è un testo -scrittivo, per via delle nuvolette in cui parla il protagonista; la seconda è invece +scrittivo, con il pertesto rappresentato dalla scritta della gioielleria e dal cartello che segnala il divieto di non rubare; la terza è nuovamente testo-scrittivo, e vede la presenza di nuvolette in cui il protagonista descrive – mestamente e con una sola parola – com’è andata al lavoro.
L’alternanza di +scrittivo e -scrittivo segue anche qui la logica della narrazione, ma con un criterio diverso: non è un seguire il ritmo della storia, quanto più un rafforzare lo sgomento provocato dalle battute dei personaggi: si veda nuovamente L’Uomo Scottecs a “Cosa? Siamo a Bergamo”.

Una particolarità: il nonsense
Sio ironizza sui suoi disegni “supersemplici e superstupidi”, confermando così che è il nonsense la chiave del suo successo: colonna portante della sua comicità, rispecchia l’atteggiamento del fumettista di fronte alla realtà, rappresentando quasi un modo alternativo per rispondere agli interrogativi di oggi, soprattutto dei più giovani. Ma questa è solo l’apparenza: dietro l’ostentato nonsense si nascondono anche critiche alla contemporaneità, dalla società alla cultura stessa. Vediamo alcuni esempi.

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Questa è la copertina del primo numero di Scottecs Megazine, sulla quale troviamo scritto “Contiene pagine!”, “Costruisci un iPhone” e “Recensione sgabello”: non serve molto per scovare la parodia di una rivista.
Questo è invece il video nel quale recensisce gli ultimi prodotti Apple, intitolato “Recensione IPHONE 6, 6 PLUS e APPLE WATCH (LOL)”:

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Emerge molto chiaramente una critica all’esasperante corsa all’innovazione (di utilità a volte discutibile) di Apple e concorrenza, e l’ancor più esasperante caccia all’ultimo modello di iPhone – o smartphone – da sfoggiare in pubblico.

Un’altra particolarità: sperimentare

Lasciamo che si spieghi lui:

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Il volto sociale di Scottecs e co.
Non c’è molto da aggiungere rispetto a quanto detto poco fa, anche se possiamo fare lo stesso discorso fatto con Ortolani: anche Sio è parte di una generazione che lo ha influenzato e tuttora lo influenza (ed è quella di cui faccio parte anch’io), della quale la precedente (parte di essa) sta provando a manipolare le attitudini (su tutto, il consumismo sfrenato senza se e senza ma), e sulla quale gravano scelte importanti: questo lascia intravedere la volontà di raccontare lo status quo dei giovani – e magari fornire uno spazio in cui riflettere- ,senza però palesarla, pena il crollo del suo voluto nonsense.

Per concludere: un confronto
Leo Ortolani e Sio raccontano storie diverse con stili nettamente diversi, distinguendosi nelle trame e nei disegni: se da una parte abbiamo una comicità più elegante, tipica degli adulti, dall’altra ne abbiamo una più spensierata e sregolata, tipica degli adolescenti; ancora, se da una parte abbiamo disegni molto curati – anche nei dettagli – , dall’altra abbiamo disegni molto vicini allo stereotipo figurativo, che però fanno proprio di questa caratteristica la loro arma vincente. Eppure, c’è più di un punto d’incontro.
Innanzitutto abbiamo l’ironia e la parodia, con le quali i due si prendono gioco dell’attualità, nei temi più disparati: con Leo Ortolani, è sufficiente citare le Elfe de “Il Signore dei Ratti”, transessuali (a detta del narratore “simili alle donne, ma con una marcia in più”) con le quali intrattengono rapporti segreti diversi uomini della storia, che apparentemente ostentano un’eterosessualità inossidabile; con Sio, è sufficiente rivedere quanto detto sulla recensione dell’iPhone 6.

In retorica, l’ironia è figura particolarmente sfuggente e complessa; il suo paradosso consiste nel fatto che per funzionare deve essere riconoscibile ma se è troppo scoperta perde di efficacia e si avvicina all’amarezza del sarcasmo: il discorso ironico si gioca quindi tra riconoscibilità e leggerezza. Guardiamo ad esempio pag. 14 di Tutto Rat-Man, “Le sconvolgenti origini del Rat-Man”:

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“Insignificante traccia” è l’espressione ironica collegata con il pertesto dell’eclatante pubblicità aerea in cui diviene chiaro a tutti (personaggi della storia e lettori) il nascondiglio del nemico.

Guardiamo inoltre l’ultimo fumetto mostrato di Sio, nel quale spiega il suo sperimentare: sotto le scene vi è una scritta che recita “Il prossimo numero di SCOTTECS MEGAZINE uscirà fra tre mesi! Segnatevelo sul vostro calendario digitale cliccando qui!”

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“Cliccando qui” è l’espressione ironica in questione, dal momento che è scritta su un supporto cartaceo.
Oltre l’ironia e la parodia, troviamo la metafora concettuale: studiata da Lakoff e Johnson nell’ambito della linguistica cognitiva, trova applicazione nel momento in cui pensano, dialogano e agiscono i loro personaggi: quanti si sono riconosciuti in Rat-man, e magari hanno anticipato le sue mosse? Quanti, dietro il nonsense di Sio, hanno visto un ritratto del giovane di oggi?

Ovviamente non tutte le loro storie hanno un tale intento, ma quest’ultimo è molto spesso ravvisabile e apprezzabile: come dimostrano i due artisti, serve a prendere coscienza del mondo che ci circonda senza prenderci troppo sul serio.

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